L’Amore a prima vista e la timidezza.

Devo essere sincera, non ho molta simpatia per la coppia Jane e Mr Bingley, soprattutto non ho simpatia per Jane, che trovo noiosa, non interessante e anche un po’ finta.
Ho fatto molta, moltissima fatica a caratterizzare Giovanna a cercare di renderla interessante e realistica; è il personaggio più “costruito artificialmente”, ma di questo ne parleremo in un futuro post.
Alla difficoltà per il personaggio in sé si è aggiunta la difficoltà per un tipo di relazione (l’amore a prima vista) che non incontra di certo la mia simpatia.
Come abbiamo visto in uno dei precedenti post, l’amore a prima vista è solo infatuazione, è la cosa più vicina al meccanismo che ti rende cieco e poi ti spinge verso la cacca… e per vedere verso che tipo di cacca può spingere, basta pensare a “Romeo e Giulietta” (Mi spiace, sarà anche un diamante della letteratura, ma sono una grande detrattrice di questa opera, proprio per il motivo della visione dell'”amore”.): una settimana, una strage.

Condivido l’opinione di Jane Austen sull’amore a prima vista:

“Se la gratitudine e la stima sono buone basi per l’affetto, il cambiamento nei sentimenti di Elizabeth non sarà né improbabile né sbagliato. Ma se non è così, se il riguardo che sgorga da tali fonti è irragionevole o innaturale, in confronto a ciò che è spesso descritto come sorto dal primo approccio con la persona che ne è destinataria, e persino prima che siano state scambiate due parole, nulla può essere detto in sua difesa, se non che lei avesse fatto una sorta di tentativo usando quest’ultimo metodo, con la sua parzialità per Wickham, e che l’insuccesso avesse forse potuto autorizzarla a tentare l’altro modo di innamorarsi, sia pure meno interessante”.
[ Orgoglio e Pregiudizio – cap. 46 – Traduzione G. Ierolli]

“…devo confessare che quell’affetto era stato originato da nient’altro che la gratitudine, o, in altre parole, che la certezza della sua predilezione per lui era stata la sola causa a farlo pensare seriamente a lei. È una circostanza nuova in un romanzo, lo riconosco, e terribilmente degradante per la dignità di un’eroina; ma se è altrettanto nuova nella vita reale, il merito di una sfrenata immaginazione sarà quanto meno tutto mio. ” [L’Abbazia di Northanger – cap. 30 – Traduzione G. Ierolli]

Intanto però la cara zia Jane ci ha sganciato un Jane + Mr Bingley che è un “a prima vista” in piena regola.
Per “digerire” i due personaggi e la loro relazione ho unito alla questione amorosa uno dei temi principali del romanzo: la timidezza.
Nel mio romanzo, sia nelle note che nel corpo principale, la questione amore + timidezza + sensibilità ha ampio spazio, di conseguenza non mi spiegherò nulla di più: vi lascio solo un estratto:

“Per esperienza sapeva che non c’era niente di duraturo nell’amore a prima vista, era un sentimento che si accendeva con la stessa velocità con cui si spegneva, che per sopravvivere doveva trasformarsi e trovare basi più solide, basi che dovevano essere costruite in fretta, ma che in passato non era mai riuscita a costruire a causa del proprio carattere.” [L’Amaryllis fiorirà – vol. 1]

A presto.

Annunci

Le relazioni frutto di influenza sociale e la moderna Sindrome di Charlotte Lucas.

Questa sera parleremo della relazione tra Carlota e Guillermo; parleremo quindi di relazione e non di amore: affetto mi sembra assai più giusto e sarà più che sufficiente.
La relazione tra Carlota e Guillermo è trattata nel capitolo 18 di L’Amaryllis fiorirà vol. 2. che è intitolato L’equilibrio.
Il capitolo si apre con la bizzarra storia di Guillermo e dei suoi tentativi di conquistare una ragazza da sposare perché sapete bene che è universalmente noto e riconosciuto che un giovane single debba essere in cerca di moglie/fidanzata.
Carlota e Guillermo sono due personaggi entrambi vittime del bisogno indotto dalla società, della pressione sociale, di avere una relazione amorosa, vittime del “ce l’hanno tutti, devo averla anch’io!”
Guillermo, come Mr Collins in Orgoglio e Pregiudizio adotta il metodo “quel che colgo, colgo… basta che respiri” (e che non abbia il pipino sotto al vestito! 😉 ) ; Carlota invece prende “quel che passa il convento” e si accontenta di un tipo un po’ stupido e strano; è vittima di quella che io chiamo essere la “versione moderna della Sindrome di Charlotte Lucas”.
Ricordo brevemente: in Orgoglio e Pregiudizio, Charlotte Lucas, 27 anni (a questa età le donne nell’800, specie poco abbienti, iniziavano a essere considerate “vecchiE per il matrimonio, future zitelle), non particolarmente bella e figlia di una famiglia numerosa (quindi un “peso” economico per la famiglia) cerca prima di assicurarsi la proposta di matrimonio dello stupido Mr Collins e poi lo sposa (con sdegno della maggioranza delle lettrici, di Elizabeth Bennet che dichiara la cosa “inammissibile!” e di Mr Bennet che “ebbe a dichiarare di avere fatto un’esperienza amenissima perché era stato un gran piacere scoprire che Charlotte Lucas, che egli aveva sempre considerato abbastanza intelligente, era sciocca quanto sua moglie, e più sciocca di sua figlia!” <- Adoro quest’uomo XD).
Quindi, in breve, la sindrome di Charlotte Lucas è questa: sentirsi “vecchi”, indietro sui “gradini della scala della vita” e accettare il primo che passa o il meno peggio, il “non è così male”, non per amore, ma perché si avverte il bisogno di sistemarsi.
Se nell’800 si trattava, per le donne, soprattutto di una questione economica (le donne di buona famiglia non potevano lavorare per guadagnare soldi e di rado ereditavano; se non si sposavano rischiavano la povertà, dipendevano dalla carità dei fratelli o dei parenti o dalle opere della gente; un buon matrimonio era l’unica via per non rischiare la povertà), nella nostra epoca si tratta più che altro della pressione sociale: le bambine vengono indottrinate fin da piccole, educate al romanticismo e a essere madri e mogli; la pressione sale durante l’adolescenza e continua nell’età adulta con articoli dei media per la ricerca e poi per il continuo monitoraggio di tutti gli aspetti della vita di coppia, tutto questo unito a film, canzoni, servizi alla tv, articoli di giornali e assurde campagne del governo XDD… si traduce in un vero e proprio bombardamento. Da poco è passato San Valentino, pensiamo anche solo all’enorme quantità di materiale sull’amore che abbiamo ricevuto con “tra poco è San Valentino” poi durante il giorno 14 e ancora oggi: San Valentino sembra aver quasi più rilevanza che Natale!!
Ebbene, come ho già accennato nei post precedenti, questo asfissiante polpettone di roba non giova a nessuno… e fa ammalare molto persone della “Moderna Sindrome di Charlotte Lucas”:

    «…forse hai ragione: sono vittima delle aspettative sociali… Forse è triste e ingiusto cedere ai bisogni indotti, ma non cambia la realtà: sto male perché non mi sento realizzata. Sento che devo sbrigarmi. Voglio sposarmi, voglio avere una famiglia, voglio avere dei bambini.»
  Elisabetta era sbalordita: «Ma non ti importa con chi?!».
    «Mi importa, ma non ho più sedici anni. Non credo più nell’amore perfetto. Per questo non cambierò idea.» aveva risposto Carlota con fermezza, sedendosi di fronte a lei. «Non cerco un sentimento travolgente. Per me amore significa solo stare bene con una persona. E io sto bene con Guillermo, in fondo non è così male.» Per un attimo aveva abbassato gli occhi sulla tazza che aveva tra le mani, forse per nascondere un leggero imbarazzo. «È vero, all’inizio l’ho accettato per compassione e forse perché ero nella sua medesima situazione: ero stanca di rimanere sola. Ma ora mi sono davvero affezionata a lui. Non sono romantica, lo sai. Non lo sono mai stata. Non mi sono mai sentita una principessa delle fiabe perché le principesse sono sempre belle, e io invece sono sempre stata considerata bruttina. Mi sono sempre sentita una ranocchietta. Lui è il mio rospetto. So che Guillermo non è il principe azzurro, che non lo sarà mai e che ha molti difetti, ma ho imparato ad accettarlo e ad apprezzarlo così com’è. Ho preso confidenza con le sue stravaganze e ora sono quelle che lo rendono unico e speciale ai miei occhi. Nonostante tutto credo di essere più vicino io al vero amore di tante altre ragazze. La felicità è a portata di mano, basta accontentarsi.» [L’Amaryllis fiorirà – cap. 18 – Vol. 2]

La scelta di Charlotte Lucas/Carlota Lucas Zanetti  di accettare il primo ed unico stupido che le si è parato davanti, come è già stato detto, è biasimata da molti e anch’io penso sia uno squallore prendersi il primo che passa (tra l’altro, come ho detto ieri, sono pure sapiosessuale quindi un “Mr Collins” sarebbe un vero cataclisma! XD), ma rispetto anche se non condivido (e invito sempre a combatterla!) l’incapacità di resistere alle pressioni sociali, specie di tipo economico; e ammiro moltissimo il realismo di Charlotte/Carlota (infatti la mia simpatia per Carlota e Guillermo – nonostante tutto – è evidente, no? 🙂 ), la capacità di assumersi le responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni e di impegnarsi per cercare di arginare i danni delle scelte.
Charlotte/Carlota non ha paura di sporcarsi le mani e non perde tempo a piangere sulla triste condizione di non poter essere davvero felice né da single né in coppia: sa che stava entrando nella cacca, ha scelto in totale consapevolezza e ha imparato a spalare! 😀

 

 

L'”Amore vissuto” e i Sapiosessuali.

“Amore Vissuto” questo è il termine con il quale nella teoria triangolare dell’amore è chiamato “l’amore completo”, quello che nel precedente poste chiamavo “Amore” con la maiuscuola.
L’amore completo è composto da:
Intimità: si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione e comune sentire responsabili dell’esperienza di unicità e calore. Questa componente determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aprire all’altro la propria autenticità e i propri sentimenti, a considerare il rapporto con l’altro speciale e di grande valore nella propria vita.
Passione: riguarda gli aspetti più impulsivi che possono caratterizzare una storia d’amore: attrazione fisica, desiderio sessuale, ma anche desiderio di appartenenza, di dominio o di sottomissione.
Impegno: è distinta in due aspetti: la Decisione (aspetto a breve termine) è il primo passo che consiste nel decidere di amare qualcuno; l’Impegno (aspetto a lungo termine) consiste nell’impegno a mantenere nel tempo la relazione. I due aspetti possono essere disgiunti in quanto non sempre alla Decisione segue l’Impegno e non sempre l’Impegno è conseguenza della Decisione.
(fonte: La Teoria Triangolare Dell’Amore )

Apro una piccola parentesi prima di affrontare l’argomento principale del post per far notare che – come viene accennato anche nell’articolo – nei film o nei romanzi d’amore l'”Amore vissuto” NON è una tipologia rappresentata spesso: è più frequenta la rappresentazione dell’amore romantico o dell’amore a prima vista (che tra l’altro andrebbe chiamato infatuazione!).
Trovo inoltre paradossale che i romanzi sentimentali  propongano al 95% non un’esplorazione di diversi tipi di sentimento o di tipi di relazioni, bensì un calderone standard inverosimile e superficiale per sfogare e soddisfare il bisogno (in larga parte indotto dalla società odierna) di provare le emozioni dell’infatuazione o dell’innamoramento… Già solo il fatto che Jane Austen venga di solito indicata come narratrice di storie d’amore la dice lunga sulla capacità odierna di identificare l’amore e della distorsione della base di partenza (e della capacità comprendere il testo scritto!!!).
Se le/gli autrici/autori e le/i lettrici/lettori amano così tanto le emozioni e i sentimenti, perché si accontentano del pacchetto stereotipato e non pretendono rappresentazioni multisfaccettate e diversificate?
L’appiattimento dei sentimenti è qualcosa che danneggia sia il genere stesso (il romanzo è rosa è ormai spesso considerato un genere di serie B) sia i sentimenti!

Nel mio libro L’Amaryllis fiorirà (che comunque NON è un romanzo rosa) ho cercato di allontarmi il pù possibile dallo “standard” e di “personalizzare”, multisfaccettare e definire le tre relazioni più importanti nel libro: ho lavorato sulla base originale di Orgoglio e Pregiudizio e cercato di scendere nei dettagli, scegliere una “direzione psicologica” e, naturalmente, attualizzare, declinare il tutto in chiave moderna.
Per Elisabetta e William ho scelto un tipo di relazione che esiste, ma purtroppo non è MAI rappresentata nei romanzi sentimentali e più in generale nella fiction contemporanea.
In Orgoglio e Pregiudizio, alla domanda di Elizabeth “Per cosa mi hai ammirata?”, Mr Darcy risponde: “For the liveliness of your mind/Per la vivacità della tua mente”.
Ora, per la maggioranza delle persone questa frase non è altro che una mera variante, una variante originale per “cambiare un po’”,e sostituire la risposta banale che in termini moderni suonerebbe più o meno così: “perché alla seconda occhiata mi sono accorta che eri gnocca!”…
For the liveliness of your mind” è una di quelle che non viene di solito riportata nei derivati o delle trasposizioni cinematografiche, eppure per un gruppo di persone, persone che valutano molto l’intelligenza e le doti intellettuali questa frase ha molto, moltissimo peso: questa sarebbe la vera e propria dichiarazione d’amore!
Esiste un gruppo di persone chiamate Sapiosexual/Sapiosessuali. Il termine è stato coniato da un certo Darren Stalder nel 1998 che appunto si auto-definì ‘Sapiosexual’ e disse: «Tutto quello che desidero è una mente incisiva, curiosa, profonda e irriverente. Voglio qualcuno per cui i preliminari amorosi somiglino a una discussione filosofica… Che a volte riesca persino a ferirmi con il suo spietato senso dell’umorismo… Qualcuno da poter abbracciare e coccolare» Essere Sapiosexual significa quindi: «Essere fisicamente attratti e accesi dall’intelligenza e dal suo uso».
Il termine non è ancora riconosciuto ufficialmente (se non nei “dizionari urbani” e su molti importanti siti di incontri), ma potrebbe diventarlo in futuro visto la mania contemporanea di etichettare ogni cosa.
Attenzione! Essere Sapiosexual/Sapiosessuale non ha direttamente a che fare con il nozionismo, i titoli di studio o la cultura (la cultura al limite è conseguenza oppure un mezzo per la dimostrazione dell’intelligenza), si tratta di attrazione mentale, di avvertire la carica erotica nelle conversazioni, nel dispiegamento dell’intelligenza.
In L’Amaryllis fiorirà sia Elisabetta che William sono sapiosexual/sapiosessualli. Ho cercato, soprattutto nella seconda parte del libro (vol. 2), di sottolineare, di mostrare l’attrazione mentale; di non limitarmi a citare o inventare battute pungenti di Elisabetta/Elizabeth come viene, a volte, fatto in altre opere derivate di Orgoglio e Pregiudizio o nelle trasposizioni cinematografiche, ma di utilizzarle per mostrare l’intesa, la connessione e il dialogo tra le menti.
Ho deciso di rappresentare un amore completo con un particolare accento su due aspetti che vengono spesso trascurati sia nella fiction che nella realtà della vita moderna sempre così superficiale in tutto: l’intimità e il percorso di crescita e di impegno reciproco.
Dell’intimità si parla in parte nelle note a fondo pagina nel libro e tratterò dell’argomento quando vedremo le relazioni introverse, per il secondo punto si veda il capitolo Alchimia di L’Amaryllis fiorirà.

Se vi interessa approfondire l’argomento Sapiosessualità, ecco un paio di articoli: http://idilliacaincomunicabilita.blogspot.it/2016/12/la-sapiosessualita-e-snob-ead-n-5.html

http://newsprint.joomlafree.it/notizie/37968-abbiamo-chiesto-a-dei-sapiosessuali-cosa-li-eccita

E un simpatico test: https://lonerwolf.com/sapiosexual-test/
E voi? Siete anche voi Sapiosessuali? 🙂 (Io sì, ma direi che si vede, no? 😉 )
A domani con una nuova coppia! ^^

 

Non è Amore quello che viene spacciato per tale.

Per i prossimi quattro giorni parleremo di relazioni! 😀
In particolare vedremo le relazioni tra le coppie principali in “L’Amaryllis Fiorirà”, uno degli aspetti che ho cercato di curare in modo particolare.
Se la cosa vi sorprende poiché sapete che io sono una cinica che crede che l’amore sia una perversa trappola dell’organismo, che per spingere alla riproduzione ti rincintrullisce il tempo necessario per farti entrare nella cacca e poi ti apre gli occhi proprio nel momento in cui sei nella cacca fino al collo e avrai difficoltà a uscire fuori, vi dirò che non ce l’ho tanto con il meccanismo “che ti spinge nella cacca”, bensì con chi sponsorizza (società e cultura odierna) così tanto il meccanismo che “convince a entrare nella cacca” e contribuisce quindi a creare un mondo di cacca in cui sempre più persone entrano nella cacca, e poi creano altra cacca per cavarsi fuori…. e poi rientrare!
O meglio: io credo che l’Amore, sentimento che merita davvero questo termine, sia rarissimo e credo che ciò che si festeggerà domani sia, nella stragrande maggioranza delle coppie, un surrogato di ciò che viene chiamato amore (e no, l’Amore non consiste nel solo meccanismo di entrare e trovarsi nella cacca: porta a imparare a spalare la cacca, e in rarissimissimi casi persino a “tramutarla in oro”)…
Domani come tutti gli anni si festeggerà il superficiale, squallido, stomachevole polpettone di “coppie di fidanzati/sposi/conviventi” frutto non dell’Amore nel senso vero del termine, ma delle motivazioni più disparate (insieme perché ho paura di restare solo/a; insieme perchè mi sento vecchia e voglio avere figli; insieme perchè voglio ciulare; insieme perché tutti hanno una relazione e io no; insieme perchè me lo ha chiesto; insieme perchè altrimenti chi mi aggiusta i guasti in casa e mi butta fuori i ragni; insieme perché la mia amica/o si è fidanzato/a; ecc..) e del focus morboso della società odierna occidentale per le relazioni sentimentali, di una società che ricerca e sponsorizza l’amore e paradossalmente lo perde, lo distorce, lo appiattisce, lo mescola fino a non essere più in grado di identificarlo (Sul dopo San Valentino tendo un pietoso velo).
Coppie tenute insieme da motivazioni che hanno a che fare con l’amore, nella migliore delle ipotesi, solo in maniera indiretta; matrimonio/fidanzamento e amore sono termini che ormai quasi sempre coincidono, secondo l’opinione comune. In passato invece c’era una distinzione spesso molto netta: il matrimonio era un “contratto” che poco o nulla aveva a che fare con l’amore… La distinzione è sempre esistita, ma si sta perdendo.
Non c’è niente di male nello stare insieme per motivazioni diverse dall’amore, solo, io credo, bisognerebbe avere la decenza di ammetterlo! … Perché essere onesti con se stessi, individuare il tipo di motivazione alla base delle proprie relazioni, analizzare il tipo di relazione, può aiutare a cavarsi fuori dalla cacca quando e se ci si ritrova nella cacca!
L’intento dei post sulle relazioni e sulle coppie che seguiranno nei prossimi giorni è quello di cercare di invitare le persone a “farsi un esame di coscienza”, imparare a distinguere tra diversi tipi di amore, diversi tipi di relazione e mantenere l’importante distinzione tra matrimonio/fidanzamento e Amore… Questo sia nelle relazioni personali sia come autori: trovo che ci sia un appiattimento della rappresentazione dell’amore e delle relazioni, specialmente nei romanzi sentimentali, tremendo, ma soprattutto paradossale (di questo parleremo nel prossimo post).
In L’Amaryllis fiorirà ho proposto tre tipi di relazioni che vedremo nei prossimi giorni.
1) Elisabetta e William: l’Amore Sapiosessuale.
2) Carlota e Guillermo: le relazioni frutto di influenza sociale e la Moderna sindrome di Charlotte Lucas.
3) Giovanna e Charles: l'”amore” a prima vista e la combinazione con la timidezza

Inoltre vedremo brevemente anche la differenza tra relazioni in senso introverso e relazioni in senso estroverso.

A presto! 🙂

Lo stile naturale degli scrittori… Esiste?

Inauguro le “pillolle di scrittura creativa” con la domanda che ha dato origine al mio interesse per l’applicazione della psicologia (in particolare dell’MBTI) alla scrittura creativa: lo stile di scrittura naturale esiste? Si sente spesso parlare di “influenze” o “gusti”, ma perchè certe cose vengono naturali e altre no? Perchè alcune influenze “fanno presa” e altre no?

La cosa che mi ha sempre incuriosito è questa: io mi paragono spesso a Fanny Price di Mansfield Park perché da adolescente (e ancora oggi, in alcuni contesti) ero/sono come lei: emotiva, giudicante, timida, la classica persona sulla quale nessuno scommetterebbe mai neanche un centesimo, e seria… serissima!
Molte persone probabilmente mi davano per aspirante suicida perchè stavo sempre in disparte, seria e zitta, amavo vestirmi di nero, la musica rock e metal, introspettiva, triste, emotiva, in particolare degli Evanescence, perchè vicini al mio stato d’animo.
Nonostante io fossi da annoverare tra “i depressi” non ho mai prodotto creazioni (disegni, testi di prosa o poesia, ecc..) “depresse”… eppure per me quelle canzoni erano il massimo dell’arte: dark, gotiche, introspettive, emotive, malinconiche, “sentite”, ecc..
Alle medie inventavo storie strampalate con me stessa come protagonista o con compagni di classe o professori immersi in mondi crossover di anime giapponesi o Harry Potter o persino la Divina Commedia per far divertire le amiche all’intervallo. Alle superiori disegnavo fumetti o scrivevo parodie sui miei cantanti preferiti.
Mi chiedevo: “perchè al pomeriggio canto a squarciagola cose tipo ‘sto morendo, pregando, sanguinando, gridando, sono troppo persa per essere salvata? (cit. Tourniquet)’ e alla sera invento cazzate tipo la tal cantante che tiene uno show televisivo per decidere chi licenziare nella band oppure il tal cantante che telefona a un negozio cinese per cercare un antidoto per un incantesimo che ha subito ed esce sul pianerottolo di casa con calze di nylon in testa oppure scrivo che mi trovo in camera Raz Degan che mi invita in un mondo parallelo in cui i personaggi famosi vivono in epoca Regency…?
Se è vero che Jane Austen è sicuramente da annoverare tra le mie influenze, è altrettanto vero che ho iniziato a scrivere parodie PRIMA di conoscerla e/o di conoscere il suo lato ironico/parodico (Infatti il mio amore per lei in realtà è scoppiato dopo aver letto Amore e Amicizia… ho detto: “Wow! Questa era matta come me!” 😀 ) e che ci sono tante altre Janeites che, nonostante l’indigestione di suoi romanzi, non riescono o faticano a riprodurre ironia e sarcasmo.
Cosa permette alle influenze di “attecchire”?
Beh, studiando psicologia e MBTI ho trovato molte risposte (oppure ho cercato di darmi delle risposte) che mi hanno aiutato TANTISSIMO nella scrittura e, naturalmente, anche a livello personale.
Lo stile naturale, ciò che ci viene “facile” e immediato, esiste e spesso è lì, come un piccolo filo che sbuca fuori dal tappeto. A volte ti chiedi: “perchè c’è quel filo fuori posto?” A volte si ha la tentazione di nasconderlo o ignorarlo perchè magari non piace o perché non ci facciamo caso… ma c’è e quando si tira quel filo, con grande meraviglia, ci si accorge che è lungo, lunghissimo e pieno di possibilità da esplorare! 😀