Tempo di Libri o Tempo di arrabbiarmi?

A Rho Fiera Milano si sta concludendo la prima edizione di Tempo di Libri.

Non mi sono mai molto interessata alle fiere dell’editoria perché fino a qualche tempo fa mi accorgevo dell’esistenza degli editori solo nei momenti negativi, cioè quando mi trovavo tra le mani un libro orrendo, quando dopo una sfilza di incongruenze logiche, di brutta caratterizzazione dei personaggi, di errori di traduzione, battitura, guardavo incazzata nera la copertina per scoprire “chi è quel delinquente che pubblica certe cose”. Per questo motivo da anni leggo quasi solo libri presi in prestito dalle biblioteche o presi al mercatino dell’usato e al limite acquisto libri nuovi solo dopo la prima lettura perché sono stufa di spendere soldi in qualcosa che anziché darmi piacere spesso mi manda in bestia.

Tuttavia, poiché ora non sono più solo una lettrice snob che può arroccarsi nel suo piccolo mondo di classici e infischiarsene del cattivo stato della letteratura contemporanea, ma sono un’aspirante scrittrice che deve cercare di emergere, pescare, navigare e cercare di migliorare quel mare di me… mediocrità, ho deciso di andare a Tempo di Libri.

Venerdì, carica di scetticismo, pregiudizi e amarezza, sono saltata su un treno per raggiungere il mio “inferno dantesco”.

La prima cosa che ho notato, già dal tratto tra la stazione e la fiera, è che per fortuna si trattava di un inferno poco popolato e molto tranquillo. Mentre pensavo al contrasto con L’artigiano in fiera, un paio di emissarie di “Cerbero” mi hanno schiacciato in mano dei volantini.

Inizialmente la fiera era proprio come me l’ero immaginata: un luogo spaccato in due tra “potenti” e “deboli” in cui la maggioranza dei visitatori gravita intorno agli stand di “Cerbero”, delle sue teste, dei “diavoli minori” con gli “angeli” in tailleur e tacchi a spillo all’entrata, e dei “giganti buoni”.

Piccoli editori… Sveglia!

La cosa che mi ha stupito e molto deluso è stato l’atteggiamento dei piccoli e dei piccolissimi editori. Nella mia testa molti di loro sono degli eroi che combattono contro il potere dei grandi per la letteratura e per la propria missione editoriale, tra i loro stand mi aspettavo entusiasmo, creatività, cordialità condita con un comprensibile scoraggiamento e un po’ di rabbia… Invece il grado più alto di entusiasmo e di gentilezza l’ho trovata in uno stand di un “medio/gigante” (almeno mi ha sollevato un po’ il morale e tolto qualche pregiudizio), tra i piccoli o i piccolissimi ho trovato invece pochi saluti, pochi sorrisi, ma soprattutto pochi tentativi di vendere!

Davanti a una tranquilla (e in alcuni casi anche depressa e scoraggiata) schiera di gente, seduta a gambe accavallate nel proprio sgabbiotto di uno o due metri quadrati, dietro alla fila di libri, mi è passato per la prima volta nella mente un pensiero: forse il problema non è tanto che i libri dei piccoli non vendono per poca visibilità o mancanza di distribuzione, perché vengono schiacciati dai colossi, ma anche e soprattutto perché gli editori (anche i piccoli con più “esperienza”, cioè di case editrici fondate già da diversi anni) non hanno lo spirito e l’inventiva da veri imprenditori. Sono “free” e dicono di investire sugli autori, ma non sanno come farlo.

Molti di loro sono nati come librai e molti sono ancora effettivamente dei librai, sia nella vita che come mentalità: l’atteggiamento da cassiere che rimane a braccia incrociate su uno sgabello a curare i libri, la cassa e guardare i possibili clienti senza aprire bocca, o da villeggiante in spiaggia sotto l’ombrellone che fa quattro chiacchiere con il vicino mentre il cliente esplora, può risultare piacevole per il cliente poiché non si sente “aggredito” e “intrappolato”, ma è adatto a una libreria, al luogo in cui i libri appartengono a un unico negozio, non a una fiera, a un mercato immenso in cui si è circondati da centinaia di concorrenti che vendono tutti la stessa cosa e a volte anche a prezzi più bassi!

Naturalmente ci sono le eccezioni, ma ne ho trovate poche. Mi ha colpito soprattutto la mancanza di creatività, di strategie e iniziative originali e simpatiche per presentare i propri libri e distinguersi, lasciare un marchio nella testa del visitatore: quando si è circondati da milioni di libri, chi compra a scatola chiusa libri di autori sconosciuti o di cui non ha mai sentito parlare? E libri che magari sono anche più costosi della media o dell’aspettativa?

Tra i piccoli mi aspettavo cartelli e insegne spiritose, pasticcini e vino, giochi e chiacchiere con i lettori per far conoscere i libri o scoprire i gusti di chi sta osservando, iniziative tipo letture di stralci, ma soprattutto mi aspettavo più iniziativa e il brillio di orgoglio che vedo negli occhi di molti artigiani che a dicembre arrivano a Rho per L’artigiano in fiera.

All’inizio ero contentissima di poter osservare indisturbata tutto ciò che volevo, di partecipare a questa fiera di topolini, tartarughe e ricci, poi ho iniziato a riflettere sulle conseguenze di starsene seduti tranquilli senza intervenire.

So che, in parte, la causa di ciò sono l’introversione e la timidezza, per questo perdono subito di cuore tutti i piccoli editori, ma devo consigliar loro di osare di più, altrimenti “Cerbero” e soci l’avranno sempre vinta! È possibile farsi avanti e presentare i propri prodotti senza risultare molesti o inopportuni.

Sopportare pazientemente i venditori molesti.

A proposito di gente molesta e inopportuna, una cosa che ho trovato estremamente sgradevole è la grande quantità di “venditori porta a porta” che si aggirano per i corridoi per promuovere cose fuori contesto. I rompiballe che ti placcano e recitano a pappagallo la tiritera ci sono in tutte le fiere, ma forse per contrasto, a causa del mutismo dei “venditori seduti”, mi sono sembrati più seccanti del solito.

Perché è tanto difficile capire che la modalità in stile call center è una tecnica di marketing inutile, obsoleta, fastidiosissima e irritante, che ha i soli effetti di sprecare tempo, soldi ed energie, irritare i potenziali clienti e mortificare il povero operatore? I tentativi di “personalizzare” il discorso e cercare il contatto con la preda poi sono ancora più irritanti perché fanno perdere ancora più tempo.

Se anziché pagar gente per attaccarsi come sanguisughe e recitare come un disco rotto le solite frase si organizzassero piccoli, brevi, momenti di presentazione, forse si avrebbero molte più adesioni.

Tempo di… Incazzarmi.

Comunque, dopo aver subito i lunghi placcaggi dei rompiballe ed essere passata accanto allo stand da me più odiato (vi darò un indizio: è quella casa editrice indipendente che ha più scheletri nell’armadio e sui suoi scaffali che Tim Burton nei suoi film) pensavo di aver superato il peggio, invece mi sbagliavo.

Ore 15.30, Sala Tahoma, conferenza su Jane Austen tenuta da Simonetta Agnello Hornby con la partecipazione di Sara Scarafia.

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Il mio intuito mi aveva suggerito di non entrare: come vedete dall’immagine qui riportata e presa dal sito, non c’è scritto NULLA sul contenuto della conferenza, su Jane Austen o su ciò che lega le relatrici a Jane Austen. Le uniche informazioni riportate sono nomi, cognomi e il “passepartout” (La repubblica e Feltrinelli): l’indicatore di notorietà che “legittima” l’esistenza della conferenza, il diritto di essere relatrici e tenere la conferenza.

Perché in Italia, si sa: la notorietà è il passepartout per ogni cosa. Una volta che si è diventati famosi in un certo campo si può passare con estrema facilità ad altri campi pur non avendo né passione né competenza, quindi abbiamo youtubers e giornalisti e scrittori di narrativa e sceneggiatori e modelli e attori e conduttori radiofonici e televisivi e cantanti e musicisti e soubrette e personaggi noti a causa di reality show, ecc… Il mondo dell’arte e della comunicazione sembra fatto da personalità eclettiche, invece è composto da gente che, quando va bene, è esperta in un solo campo e si arrabatta negli altri.

Ora, io sono ormai abituata a conferenze su Jane Austen piuttosto “specialistiche”, tenute da veri appassionati, esperti per studi e/o passione, che quando parlano fondano le proprie affermazioni su ricerche approfondite, precise, e informazioni fondate… sapevo che non sarei dovuta entrare, ma purtroppo sono testarda. Così mi sono beccata questa accuratissima conferenza:

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Intervento “La mia Jane Austen” – Tempo di Libri

Certo, come si evince dai commenti entusiastici sotto al video, alla persona famosa si perdona tutto, anche minestroni simili… Ma io mi chiedo: almeno alle conferenze di eventi di un certo calibro, non si potrebbero evitare interventi approssimativi e superficiali?
A voi sta bene così? A me NO!

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Tempo di Libri? BOCCIATO!

P.s. E mo’ vado a leggere la Storia di… ehm… “Jenji”! X°D

L’Amore a prima vista e la timidezza.

Devo essere sincera, non ho molta simpatia per la coppia Jane e Mr Bingley, soprattutto non ho simpatia per Jane, che trovo noiosa, non interessante e anche un po’ finta.
Ho fatto molta, moltissima fatica a caratterizzare Giovanna a cercare di renderla interessante e realistica; è il personaggio più “costruito artificialmente”, ma di questo ne parleremo in un futuro post.
Alla difficoltà per il personaggio in sé si è aggiunta la difficoltà per un tipo di relazione (l’amore a prima vista) che non incontra di certo la mia simpatia.
Come abbiamo visto in uno dei precedenti post, l’amore a prima vista è solo infatuazione, è la cosa più vicina al meccanismo che ti rende cieco e poi ti spinge verso la cacca… e per vedere verso che tipo di cacca può spingere, basta pensare a “Romeo e Giulietta” (Mi spiace, sarà anche un diamante della letteratura, ma sono una grande detrattrice di questa opera, proprio per il motivo della visione dell'”amore”.): una settimana, una strage.

Condivido l’opinione di Jane Austen sull’amore a prima vista:

“Se la gratitudine e la stima sono buone basi per l’affetto, il cambiamento nei sentimenti di Elizabeth non sarà né improbabile né sbagliato. Ma se non è così, se il riguardo che sgorga da tali fonti è irragionevole o innaturale, in confronto a ciò che è spesso descritto come sorto dal primo approccio con la persona che ne è destinataria, e persino prima che siano state scambiate due parole, nulla può essere detto in sua difesa, se non che lei avesse fatto una sorta di tentativo usando quest’ultimo metodo, con la sua parzialità per Wickham, e che l’insuccesso avesse forse potuto autorizzarla a tentare l’altro modo di innamorarsi, sia pure meno interessante”.
[ Orgoglio e Pregiudizio – cap. 46 – Traduzione G. Ierolli]

“…devo confessare che quell’affetto era stato originato da nient’altro che la gratitudine, o, in altre parole, che la certezza della sua predilezione per lui era stata la sola causa a farlo pensare seriamente a lei. È una circostanza nuova in un romanzo, lo riconosco, e terribilmente degradante per la dignità di un’eroina; ma se è altrettanto nuova nella vita reale, il merito di una sfrenata immaginazione sarà quanto meno tutto mio. ” [L’Abbazia di Northanger – cap. 30 – Traduzione G. Ierolli]

Intanto però la cara zia Jane ci ha sganciato un Jane + Mr Bingley che è un “a prima vista” in piena regola.
Per “digerire” i due personaggi e la loro relazione ho unito alla questione amorosa uno dei temi principali del romanzo: la timidezza.
Nel mio romanzo, sia nelle note che nel corpo principale, la questione amore + timidezza + sensibilità ha ampio spazio, di conseguenza non mi spiegherò nulla di più: vi lascio solo un estratto:

“Per esperienza sapeva che non c’era niente di duraturo nell’amore a prima vista, era un sentimento che si accendeva con la stessa velocità con cui si spegneva, che per sopravvivere doveva trasformarsi e trovare basi più solide, basi che dovevano essere costruite in fretta, ma che in passato non era mai riuscita a costruire a causa del proprio carattere.” [L’Amaryllis fiorirà – vol. 1]

A presto.

Le relazioni frutto di influenza sociale e la moderna Sindrome di Charlotte Lucas.

Questa sera parleremo della relazione tra Carlota e Guillermo; parleremo quindi di relazione e non di amore: affetto mi sembra assai più giusto e sarà più che sufficiente.
La relazione tra Carlota e Guillermo è trattata nel capitolo 18 di L’Amaryllis fiorirà vol. 2. che è intitolato L’equilibrio.
Il capitolo si apre con la bizzarra storia di Guillermo e dei suoi tentativi di conquistare una ragazza da sposare perché sapete bene che è universalmente noto e riconosciuto che un giovane single debba essere in cerca di moglie/fidanzata.
Carlota e Guillermo sono due personaggi entrambi vittime del bisogno indotto dalla società, della pressione sociale, di avere una relazione amorosa, vittime del “ce l’hanno tutti, devo averla anch’io!”
Guillermo, come Mr Collins in Orgoglio e Pregiudizio adotta il metodo “quel che colgo, colgo… basta che respiri” (e che non abbia il pipino sotto al vestito! 😉 ) ; Carlota invece prende “quel che passa il convento” e si accontenta di un tipo un po’ stupido e strano; è vittima di quella che io chiamo essere la “versione moderna della Sindrome di Charlotte Lucas”.
Ricordo brevemente: in Orgoglio e Pregiudizio, Charlotte Lucas, 27 anni (a questa età le donne nell’800, specie poco abbienti, iniziavano a essere considerate “vecchiE per il matrimonio, future zitelle), non particolarmente bella e figlia di una famiglia numerosa (quindi un “peso” economico per la famiglia) cerca prima di assicurarsi la proposta di matrimonio dello stupido Mr Collins e poi lo sposa (con sdegno della maggioranza delle lettrici, di Elizabeth Bennet che dichiara la cosa “inammissibile!” e di Mr Bennet che “ebbe a dichiarare di avere fatto un’esperienza amenissima perché era stato un gran piacere scoprire che Charlotte Lucas, che egli aveva sempre considerato abbastanza intelligente, era sciocca quanto sua moglie, e più sciocca di sua figlia!” <- Adoro quest’uomo XD).
Quindi, in breve, la sindrome di Charlotte Lucas è questa: sentirsi “vecchi”, indietro sui “gradini della scala della vita” e accettare il primo che passa o il meno peggio, il “non è così male”, non per amore, ma perché si avverte il bisogno di sistemarsi.
Se nell’800 si trattava, per le donne, soprattutto di una questione economica (le donne di buona famiglia non potevano lavorare per guadagnare soldi e di rado ereditavano; se non si sposavano rischiavano la povertà, dipendevano dalla carità dei fratelli o dei parenti o dalle opere della gente; un buon matrimonio era l’unica via per non rischiare la povertà), nella nostra epoca si tratta più che altro della pressione sociale: le bambine vengono indottrinate fin da piccole, educate al romanticismo e a essere madri e mogli; la pressione sale durante l’adolescenza e continua nell’età adulta con articoli dei media per la ricerca e poi per il continuo monitoraggio di tutti gli aspetti della vita di coppia, tutto questo unito a film, canzoni, servizi alla tv, articoli di giornali e assurde campagne del governo XDD… si traduce in un vero e proprio bombardamento. Da poco è passato San Valentino, pensiamo anche solo all’enorme quantità di materiale sull’amore che abbiamo ricevuto con “tra poco è San Valentino” poi durante il giorno 14 e ancora oggi: San Valentino sembra aver quasi più rilevanza che Natale!!
Ebbene, come ho già accennato nei post precedenti, questo asfissiante polpettone di roba non giova a nessuno… e fa ammalare molto persone della “Moderna Sindrome di Charlotte Lucas”:

    «…forse hai ragione: sono vittima delle aspettative sociali… Forse è triste e ingiusto cedere ai bisogni indotti, ma non cambia la realtà: sto male perché non mi sento realizzata. Sento che devo sbrigarmi. Voglio sposarmi, voglio avere una famiglia, voglio avere dei bambini.»
  Elisabetta era sbalordita: «Ma non ti importa con chi?!».
    «Mi importa, ma non ho più sedici anni. Non credo più nell’amore perfetto. Per questo non cambierò idea.» aveva risposto Carlota con fermezza, sedendosi di fronte a lei. «Non cerco un sentimento travolgente. Per me amore significa solo stare bene con una persona. E io sto bene con Guillermo, in fondo non è così male.» Per un attimo aveva abbassato gli occhi sulla tazza che aveva tra le mani, forse per nascondere un leggero imbarazzo. «È vero, all’inizio l’ho accettato per compassione e forse perché ero nella sua medesima situazione: ero stanca di rimanere sola. Ma ora mi sono davvero affezionata a lui. Non sono romantica, lo sai. Non lo sono mai stata. Non mi sono mai sentita una principessa delle fiabe perché le principesse sono sempre belle, e io invece sono sempre stata considerata bruttina. Mi sono sempre sentita una ranocchietta. Lui è il mio rospetto. So che Guillermo non è il principe azzurro, che non lo sarà mai e che ha molti difetti, ma ho imparato ad accettarlo e ad apprezzarlo così com’è. Ho preso confidenza con le sue stravaganze e ora sono quelle che lo rendono unico e speciale ai miei occhi. Nonostante tutto credo di essere più vicino io al vero amore di tante altre ragazze. La felicità è a portata di mano, basta accontentarsi.» [L’Amaryllis fiorirà – cap. 18 – Vol. 2]

La scelta di Charlotte Lucas/Carlota Lucas Zanetti  di accettare il primo ed unico stupido che le si è parato davanti, come è già stato detto, è biasimata da molti e anch’io penso sia uno squallore prendersi il primo che passa (tra l’altro, come ho detto ieri, sono pure sapiosessuale quindi un “Mr Collins” sarebbe un vero cataclisma! XD), ma rispetto anche se non condivido (e invito sempre a combatterla!) l’incapacità di resistere alle pressioni sociali, specie di tipo economico; e ammiro moltissimo il realismo di Charlotte/Carlota (infatti la mia simpatia per Carlota e Guillermo – nonostante tutto – è evidente, no? 🙂 ), la capacità di assumersi le responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni e di impegnarsi per cercare di arginare i danni delle scelte.
Charlotte/Carlota non ha paura di sporcarsi le mani e non perde tempo a piangere sulla triste condizione di non poter essere davvero felice né da single né in coppia: sa che stava entrando nella cacca, ha scelto in totale consapevolezza e ha imparato a spalare! 😀

 

 

L'”Amore vissuto” e i Sapiosessuali.

“Amore Vissuto” questo è il termine con il quale nella teoria triangolare dell’amore è chiamato “l’amore completo”, quello che nel precedente poste chiamavo “Amore” con la maiuscuola.
L’amore completo è composto da:
Intimità: si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione e comune sentire responsabili dell’esperienza di unicità e calore. Questa componente determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aprire all’altro la propria autenticità e i propri sentimenti, a considerare il rapporto con l’altro speciale e di grande valore nella propria vita.
Passione: riguarda gli aspetti più impulsivi che possono caratterizzare una storia d’amore: attrazione fisica, desiderio sessuale, ma anche desiderio di appartenenza, di dominio o di sottomissione.
Impegno: è distinta in due aspetti: la Decisione (aspetto a breve termine) è il primo passo che consiste nel decidere di amare qualcuno; l’Impegno (aspetto a lungo termine) consiste nell’impegno a mantenere nel tempo la relazione. I due aspetti possono essere disgiunti in quanto non sempre alla Decisione segue l’Impegno e non sempre l’Impegno è conseguenza della Decisione.
(fonte: La Teoria Triangolare Dell’Amore )

Apro una piccola parentesi prima di affrontare l’argomento principale del post per far notare che – come viene accennato anche nell’articolo – nei film o nei romanzi d’amore l'”Amore vissuto” NON è una tipologia rappresentata spesso: è più frequenta la rappresentazione dell’amore romantico o dell’amore a prima vista (che tra l’altro andrebbe chiamato infatuazione!).
Trovo inoltre paradossale che i romanzi sentimentali  propongano al 95% non un’esplorazione di diversi tipi di sentimento o di tipi di relazioni, bensì un calderone standard inverosimile e superficiale per sfogare e soddisfare il bisogno (in larga parte indotto dalla società odierna) di provare le emozioni dell’infatuazione o dell’innamoramento… Già solo il fatto che Jane Austen venga di solito indicata come narratrice di storie d’amore la dice lunga sulla capacità odierna di identificare l’amore e della distorsione della base di partenza (e della capacità comprendere il testo scritto!!!).
Se le/gli autrici/autori e le/i lettrici/lettori amano così tanto le emozioni e i sentimenti, perché si accontentano del pacchetto stereotipato e non pretendono rappresentazioni multisfaccettate e diversificate?
L’appiattimento dei sentimenti è qualcosa che danneggia sia il genere stesso (il romanzo è rosa è ormai spesso considerato un genere di serie B) sia i sentimenti!

Nel mio libro L’Amaryllis fiorirà (che comunque NON è un romanzo rosa) ho cercato di allontarmi il pù possibile dallo “standard” e di “personalizzare”, multisfaccettare e definire le tre relazioni più importanti nel libro: ho lavorato sulla base originale di Orgoglio e Pregiudizio e cercato di scendere nei dettagli, scegliere una “direzione psicologica” e, naturalmente, attualizzare, declinare il tutto in chiave moderna.
Per Elisabetta e William ho scelto un tipo di relazione che esiste, ma purtroppo non è MAI rappresentata nei romanzi sentimentali e più in generale nella fiction contemporanea.
In Orgoglio e Pregiudizio, alla domanda di Elizabeth “Per cosa mi hai ammirata?”, Mr Darcy risponde: “For the liveliness of your mind/Per la vivacità della tua mente”.
Ora, per la maggioranza delle persone questa frase non è altro che una mera variante, una variante originale per “cambiare un po’”,e sostituire la risposta banale che in termini moderni suonerebbe più o meno così: “perché alla seconda occhiata mi sono accorta che eri gnocca!”…
For the liveliness of your mind” è una di quelle che non viene di solito riportata nei derivati o delle trasposizioni cinematografiche, eppure per un gruppo di persone, persone che valutano molto l’intelligenza e le doti intellettuali questa frase ha molto, moltissimo peso: questa sarebbe la vera e propria dichiarazione d’amore!
Esiste un gruppo di persone chiamate Sapiosexual/Sapiosessuali. Il termine è stato coniato da un certo Darren Stalder nel 1998 che appunto si auto-definì ‘Sapiosexual’ e disse: «Tutto quello che desidero è una mente incisiva, curiosa, profonda e irriverente. Voglio qualcuno per cui i preliminari amorosi somiglino a una discussione filosofica… Che a volte riesca persino a ferirmi con il suo spietato senso dell’umorismo… Qualcuno da poter abbracciare e coccolare» Essere Sapiosexual significa quindi: «Essere fisicamente attratti e accesi dall’intelligenza e dal suo uso».
Il termine non è ancora riconosciuto ufficialmente (se non nei “dizionari urbani” e su molti importanti siti di incontri), ma potrebbe diventarlo in futuro visto la mania contemporanea di etichettare ogni cosa.
Attenzione! Essere Sapiosexual/Sapiosessuale non ha direttamente a che fare con il nozionismo, i titoli di studio o la cultura (la cultura al limite è conseguenza oppure un mezzo per la dimostrazione dell’intelligenza), si tratta di attrazione mentale, di avvertire la carica erotica nelle conversazioni, nel dispiegamento dell’intelligenza.
In L’Amaryllis fiorirà sia Elisabetta che William sono sapiosexual/sapiosessualli. Ho cercato, soprattutto nella seconda parte del libro (vol. 2), di sottolineare, di mostrare l’attrazione mentale; di non limitarmi a citare o inventare battute pungenti di Elisabetta/Elizabeth come viene, a volte, fatto in altre opere derivate di Orgoglio e Pregiudizio o nelle trasposizioni cinematografiche, ma di utilizzarle per mostrare l’intesa, la connessione e il dialogo tra le menti.
Ho deciso di rappresentare un amore completo con un particolare accento su due aspetti che vengono spesso trascurati sia nella fiction che nella realtà della vita moderna sempre così superficiale in tutto: l’intimità e il percorso di crescita e di impegno reciproco.
Dell’intimità si parla in parte nelle note a fondo pagina nel libro e tratterò dell’argomento quando vedremo le relazioni introverse, per il secondo punto si veda il capitolo Alchimia di L’Amaryllis fiorirà.

Se vi interessa approfondire l’argomento Sapiosessualità, ecco un paio di articoli: http://idilliacaincomunicabilita.blogspot.it/2016/12/la-sapiosessualita-e-snob-ead-n-5.html

http://newsprint.joomlafree.it/notizie/37968-abbiamo-chiesto-a-dei-sapiosessuali-cosa-li-eccita

E un simpatico test: https://lonerwolf.com/sapiosexual-test/
E voi? Siete anche voi Sapiosessuali? 🙂 (Io sì, ma direi che si vede, no? 😉 )
A domani con una nuova coppia! ^^

 

Non è Amore quello che viene spacciato per tale.

Per i prossimi quattro giorni parleremo di relazioni! 😀
In particolare vedremo le relazioni tra le coppie principali in “L’Amaryllis Fiorirà”, uno degli aspetti che ho cercato di curare in modo particolare.
Se la cosa vi sorprende poiché sapete che io sono una cinica che crede che l’amore sia una perversa trappola dell’organismo, che per spingere alla riproduzione ti rincintrullisce il tempo necessario per farti entrare nella cacca e poi ti apre gli occhi proprio nel momento in cui sei nella cacca fino al collo e avrai difficoltà a uscire fuori, vi dirò che non ce l’ho tanto con il meccanismo “che ti spinge nella cacca”, bensì con chi sponsorizza (società e cultura odierna) così tanto il meccanismo che “convince a entrare nella cacca” e contribuisce quindi a creare un mondo di cacca in cui sempre più persone entrano nella cacca, e poi creano altra cacca per cavarsi fuori…. e poi rientrare!
O meglio: io credo che l’Amore, sentimento che merita davvero questo termine, sia rarissimo e credo che ciò che si festeggerà domani sia, nella stragrande maggioranza delle coppie, un surrogato di ciò che viene chiamato amore (e no, l’Amore non consiste nel solo meccanismo di entrare e trovarsi nella cacca: porta a imparare a spalare la cacca, e in rarissimissimi casi persino a “tramutarla in oro”)…
Domani come tutti gli anni si festeggerà il superficiale, squallido, stomachevole polpettone di “coppie di fidanzati/sposi/conviventi” frutto non dell’Amore nel senso vero del termine, ma delle motivazioni più disparate (insieme perché ho paura di restare solo/a; insieme perchè mi sento vecchia e voglio avere figli; insieme perchè voglio ciulare; insieme perché tutti hanno una relazione e io no; insieme perchè me lo ha chiesto; insieme perchè altrimenti chi mi aggiusta i guasti in casa e mi butta fuori i ragni; insieme perché la mia amica/o si è fidanzato/a; ecc..) e del focus morboso della società odierna occidentale per le relazioni sentimentali, di una società che ricerca e sponsorizza l’amore e paradossalmente lo perde, lo distorce, lo appiattisce, lo mescola fino a non essere più in grado di identificarlo (Sul dopo San Valentino tendo un pietoso velo).
Coppie tenute insieme da motivazioni che hanno a che fare con l’amore, nella migliore delle ipotesi, solo in maniera indiretta; matrimonio/fidanzamento e amore sono termini che ormai quasi sempre coincidono, secondo l’opinione comune. In passato invece c’era una distinzione spesso molto netta: il matrimonio era un “contratto” che poco o nulla aveva a che fare con l’amore… La distinzione è sempre esistita, ma si sta perdendo.
Non c’è niente di male nello stare insieme per motivazioni diverse dall’amore, solo, io credo, bisognerebbe avere la decenza di ammetterlo! … Perché essere onesti con se stessi, individuare il tipo di motivazione alla base delle proprie relazioni, analizzare il tipo di relazione, può aiutare a cavarsi fuori dalla cacca quando e se ci si ritrova nella cacca!
L’intento dei post sulle relazioni e sulle coppie che seguiranno nei prossimi giorni è quello di cercare di invitare le persone a “farsi un esame di coscienza”, imparare a distinguere tra diversi tipi di amore, diversi tipi di relazione e mantenere l’importante distinzione tra matrimonio/fidanzamento e Amore… Questo sia nelle relazioni personali sia come autori: trovo che ci sia un appiattimento della rappresentazione dell’amore e delle relazioni, specialmente nei romanzi sentimentali, tremendo, ma soprattutto paradossale (di questo parleremo nel prossimo post).
In L’Amaryllis fiorirà ho proposto tre tipi di relazioni che vedremo nei prossimi giorni.
1) Elisabetta e William: l’Amore Sapiosessuale.
2) Carlota e Guillermo: le relazioni frutto di influenza sociale e la Moderna sindrome di Charlotte Lucas.
3) Giovanna e Charles: l'”amore” a prima vista e la combinazione con la timidezza

Inoltre vedremo brevemente anche la differenza tra relazioni in senso introverso e relazioni in senso estroverso.

A presto! 🙂

Lo stile naturale degli scrittori… Esiste?

Inauguro le “pillolle di scrittura creativa” con la domanda che ha dato origine al mio interesse per l’applicazione della psicologia (in particolare dell’MBTI) alla scrittura creativa: lo stile di scrittura naturale esiste? Si sente spesso parlare di “influenze” o “gusti”, ma perchè certe cose vengono naturali e altre no? Perchè alcune influenze “fanno presa” e altre no?

La cosa che mi ha sempre incuriosito è questa: io mi paragono spesso a Fanny Price di Mansfield Park perché da adolescente (e ancora oggi, in alcuni contesti) ero/sono come lei: emotiva, giudicante, timida, la classica persona sulla quale nessuno scommetterebbe mai neanche un centesimo, e seria… serissima!
Molte persone probabilmente mi davano per aspirante suicida perchè stavo sempre in disparte, seria e zitta, amavo vestirmi di nero, la musica rock e metal, introspettiva, triste, emotiva, in particolare degli Evanescence, perchè vicini al mio stato d’animo.
Nonostante io fossi da annoverare tra “i depressi” non ho mai prodotto creazioni (disegni, testi di prosa o poesia, ecc..) “depresse”… eppure per me quelle canzoni erano il massimo dell’arte: dark, gotiche, introspettive, emotive, malinconiche, “sentite”, ecc..
Alle medie inventavo storie strampalate con me stessa come protagonista o con compagni di classe o professori immersi in mondi crossover di anime giapponesi o Harry Potter o persino la Divina Commedia per far divertire le amiche all’intervallo. Alle superiori disegnavo fumetti o scrivevo parodie sui miei cantanti preferiti.
Mi chiedevo: “perchè al pomeriggio canto a squarciagola cose tipo ‘sto morendo, pregando, sanguinando, gridando, sono troppo persa per essere salvata? (cit. Tourniquet)’ e alla sera invento cazzate tipo la tal cantante che tiene uno show televisivo per decidere chi licenziare nella band oppure il tal cantante che telefona a un negozio cinese per cercare un antidoto per un incantesimo che ha subito ed esce sul pianerottolo di casa con calze di nylon in testa oppure scrivo che mi trovo in camera Raz Degan che mi invita in un mondo parallelo in cui i personaggi famosi vivono in epoca Regency…?
Se è vero che Jane Austen è sicuramente da annoverare tra le mie influenze, è altrettanto vero che ho iniziato a scrivere parodie PRIMA di conoscerla e/o di conoscere il suo lato ironico/parodico (Infatti il mio amore per lei in realtà è scoppiato dopo aver letto Amore e Amicizia… ho detto: “Wow! Questa era matta come me!” 😀 ) e che ci sono tante altre Janeites che, nonostante l’indigestione di suoi romanzi, non riescono o faticano a riprodurre ironia e sarcasmo.
Cosa permette alle influenze di “attecchire”?
Beh, studiando psicologia e MBTI ho trovato molte risposte (oppure ho cercato di darmi delle risposte) che mi hanno aiutato TANTISSIMO nella scrittura e, naturalmente, anche a livello personale.
Lo stile naturale, ciò che ci viene “facile” e immediato, esiste e spesso è lì, come un piccolo filo che sbuca fuori dal tappeto. A volte ti chiedi: “perchè c’è quel filo fuori posto?” A volte si ha la tentazione di nasconderlo o ignorarlo perchè magari non piace o perché non ci facciamo caso… ma c’è e quando si tira quel filo, con grande meraviglia, ci si accorge che è lungo, lunghissimo e pieno di possibilità da esplorare! 😀

Lista Tipi psicologici ed Enneagramma di scrittori e poeti

In questo post ho cercato di stilare una lista con scrittori e poeti e rispettivo (possibile) tipo secondo MBTI e/o enneagramma.

È discutibilissima, sono solo ipotesi ovviamente. Come molti di voi sanno rintracciare il tipo di altre persone non è sempre semplice, anzi a volte è molto difficile. Per alcune persone è più semplice ad esempio perché sono più vicino allo stereotipo e quindi a volte basta un libro solo o poche poesie per essere abbastanza sicuri o certi; a volte invece non basta la biografia dettagliata o leggere per intero tutti gli scritti… Comunque questo è il mio tentativo.

Accetto suggerimenti o critiche se adeguatamente argomentate.

Nella seconda colonna trovate la classificazione secondo MBTI e/o Enneagramma.
In verde se mi sento certa o abbastanza certa della classificazione.
In arancione se ho diversi dubbi ed è ancora in fase di verifica.
In rosso se ho seri dubbi.
In nero se, non ho ancora verificato la classificazione oppure non ho fatto molte ricerche, ma ritengo plausibile la classificazione proposta da psicologici o altri siti web.
Spazio vuoto se non mi sento di accettare la classificazione di altri o quella più comune.

Criteri generalmente utilizzati (che tratterò per esteso in un futuro post):
1) “Goal”/tema degli scritti per identificare la funzione inferiore (al limite la terziaria).
2) Stile di scrittura e struttura dei romanzi (scelta e utilizzo della parole, frasi, metafore, trama, ecc.) per identificare le prime due funzioni.
3) Personaggi (es. quali funzioni appaiono di solito in luce negativa e quali in luce positiva, ecc..)
4) Percorso di vita e biografia (importante l’età e le date degli scritti) per verificare lo sviluppo delle funzioni.
5) Lettere o interviste o “hanno detto di lui/lei”.
6) Possibile influenze di altri scrittori o ambientali e culturali.

Scrittore/Poeta

Tipo MBTI; Enneagramma e ala; ipersensibilità

Note

Classificazioni di psicologici e siti internet famosi

Jane Austen INTP – 9w1 – HSP Se è stata INTJ come crede buona parte del web, possiamo dire che la biografia del nipote non è da ritenersi solo “scritta secondo i canoni vittoriani”, ma proprio inventata di sana pianta! 😄
Se è stata enneagramma 5, come il mio cuoricino fanatico vorrebbe, la biografia è la punta di un iceberg, tra le fiamme è finito (e sarebbe felicissima di questo), il lato privato e sovversivo…( Ma direi che possiamo escludere questa ipotesi perché noi Janeites siamo ancora tutte vive e nessuna sembra essere stata ancora oggetto di pratiche voodoo per aver curiosato o fantasticato sulla sua vita personale o punita per trattare i suoi romanzi in maniera eccessivamente stupida o superficiale. XD)
Comunque se ci atteniamo alla biografia del nipote, INTP + 9w1 mi sembra la combinazione più probabile e “in quadro”.
Secondo:
Keirsey: NT

Celebrity Types: INTP
Spesso classificata in rete come: INTJ Spesso classificata come Enneagramma 5 o 1.
Elaine Aron: HSP

George Orwell INFP – 5w6 (oppure 6w5) Secondo:
Keirsey: INFP
Celebrity Types: INFP
Yukio Mishima ISFP – 4 Secondo:
The enneagram institute: 4
Anne Brontë ISFP – HSP Di sicuro Fi/Te user Elaine Aron: HSP
Charlotte Brontë INFP – 4w5 – HSP La protagonista di Villette – Lucy Snowe – mi sembra un utile e significativo esempio di Enneagramma 4 che scivola verso i livelli “non sani” descritti da Don Riso. Secondo
Keirsey: ENFP (<- questa è follia)
Elaine Aron: HSP
Emily Brontë INFJ – HSP Confrontare il genere di sentimento in Cime Tempestose e quello che troviamo nei romanzi delle sue sorelle può essere utile per capire la differenza tra Fe e Fi Secondo
Keirsey: INFJ
Elaine Aron: HSP
Emily Dickinson INFJ – 5 – HSP Secondo
Keirsey: INFJ
The enneagram institute: 5
Isaac Asimov INTJ In “abissi d’acciaio” nella parte finale, durante la risoluzione del caso, c’è un’utilissima prova di Ni + Te Secondo
Keirsey: INTJ

Celebrity Types: INTJ

Ursula K. Le Guin INTJ – 5 Secondo:
The enneagram institute: 5
Virginia Woolf INFJ – 4 Secondo
Celebrity Types: INFP
Secondo:
The enneagram institute: 4
Giacomo Leopardi INFP
Giovanni Pascoli ISTJ
Elizabeth Gaskell ISTJ; ISFJ; ISFP Sicuramente “S”; più probabile Si a giudicare da Cranford. Realistica rappresentazione dei xxTJ in Nord e South.
Kazuo Ishiguro INFP o ISTJ Mi ritengo certa delle 4 funzioni (Fi- Ne, Te, Si), ma sono indecisa riguardo l’ordine.
Banana Yoshimoto ISFJ Ottimo esempio di Si.
Nastume Souseki INTP In corso di verifica. È ancora in giallo perché temo di avere la mente annebbiata di desiderio di vederlo nella mia categoria, ma più cerco più mi sembra probabile!!! * w * * salta di gioia *
Al limite INFP
Alfred Tennyson ISFJ Non verificato
Paolo Giordano ESTJ Vedi post dedicato
F. Scott Fitzgerald ESTP Di certo le funzioni sono Se, Fe, Ti, Ni, ma non sono certa riguardo l’ordine Secondo
Keirsey: ESTP
Harper Lee INTP – 5 Alternativa INFP. Secondo:
Keirsey: INTP
Douglas Adams ENTP
Ernest Hemingway Non verificato Secondo
Keirsey: ESTP
Celebrity Types: ESTP
The enneagram institute: 8
Mark Twain Non verificato Secondo:
Keirsey: ENTP
Celebrity Types: ENFP

Secondo:
The enneagram institute: 6

Ayn Rand Non verificato Secondo:
Keirsey: INTJ
Celebrity Types: INTJ
William Wordsworth. Non verificato
Thomas Mann ISTJ Non verificato Secondo:
Marie Louise Von Franz: Si dominante
Reiner Maria Rilke Non verificato Secondo:
Marie Louise Von Franz: Fi dominante
Giuseppe Tomasi di Lampedusa ISTJ
William Somerset Maugham ISTJ o INFP Sono piuttosto sicura delle funzioni, ma non dell’ordine
Aldous Huxley ENFP Secondo:
Keirsey: INFP
Celebrity Types: ENFP
Charles Dickens Secondo:
Keirsey: ENFP
Leo Tolstoy Non verificato Secondo:
Keirsey: ENFP
Celebrity Types: INFJ
Herman Hesse Non verificato Secondo:
Keirsey: NF
James Joyce Non verificato Secondo:
Keirsey: NF
Thomas Hardy Non verificato Secondo:
Keirsey: SJ
L.E. James ESTJ Non verificato; plausibile se si considera lo stereotipo delle funzioni.
Suzanne Collins xSxP
Nicholas Sparks xSFJ Funzioni e ordine sono una certezza. Solo non so se è estroverso o introverso.
Edith Warthon
Stephanie Meyer xSFJ
Zadie Smith xNTP Denti Bianchi ottimo esempio di stile Ne.
Franz Kafka INFJ Secondo:

Celebrity Types: INFP

Valerio Massimo Manfredi ISTJ Non verificato
L. M. Alcott xxFx
Luigi Pirandello Secondo:

La Stessa Medaglia: INFJ

Oscar Wilde ESxP Secondo:
Celebrity Types: ENFP
Umberto Eco Non verificato Secondo:
Celebrity Types: ENFP
Kurt Vonnegut Non verificato Secondo:
Celebrity Types: ENFP
Anaïs Nin Non verificato Secondo:
Celebrity Types: ENFP
Secondo:
The enneagram institute: 4
William Shakespeare INFP Secondo:

Celebrity Types: INFP

Neil Gaiman INFP
Joseph Conrad INFJ
Dante INFJ Secondo:

Celebrity Types: INFJ

Johann von Goethe ENFJ Secondo:
Jung: ENFJ
M. L. Von Franz: ExFJ
Pauli: NF
Irene Nemirovsky ISFJ
John le Carré INTP Secondo:
Celebrity Types: INTP
Gabriele D’annunzio ESxP
Fyodor Dostoevsky INFJ Secondo:
Celebrity Types: INFJ
J. K. Rowling IxFx Sicuramente F… (che pena vedere l’intelligenza serva dei sentimenti!! ç__ç) Secondo:

Si è autoclassificata INFJ
Celebrity Types: INFP

Keirsey: INFJ

Secondo:
The enneagram institute: 5

Truman Capote ENFP – 3 Non verificato. Secondo:
The enneagram institute: 3
Stephen King xNxJ Non verificato Secondo:
The enneagram institute: 5
Agatha Christie Non verificato Secondo:
Celebrity Types: INFJ
The enneagram institute: 5
Jack Kerouac Non verificato
James Joyce Non verificato Secondo:
The enneagram institute: 5
Karen Blixen Non verificato Secondo:
The enneagram institute: 4
J.D. Salinger Non verificato Secondo:
The enneagram institute: 4
Anne Rice Non verificato Secondo:
The enneagram institute: 4
Marcel Proust xSFJ
Henry David Thoreau Non verificato Secondo:
The enneagram institute: 1
Gustave Flaubert xSxJ
J.R.R. Tolkien Non verificato Secondo:
The enneagram institute: 6

Celebrity Types: INFP

George R. R. Martin Non verificato Secondo:

Celebrity Types: INFP

Georgette Heyer In corso di verifica.
Margaret Mitchell I
Gustav Meyrink Non verificato Secondo:
M. L. Von Franz e Jung: Ni
Henry James Non verificato
E. M. Forster Non verificato
Thomas Hardy xSxJ Non verificato
C. S. Lewis Non verificato Secondo:

Celebrity Types: INFP

Antoine de Saint-Exupery INFP Non verificato Secondo:

Celebrity Types: INFP

F. H. Burnett IxFx
Edgar Allan Poe Non verificato Secondo:

Celebrity Types: INFP
M. L. Von Franz: N

Hans Christian Andersen Non verificato Secondo:

Celebrity Types: INFP

Paolo Coelho Non verificato Secondo:

Celebrity Types: ESFP

Muriel Barbery INFJ Non verificato
Hannah Arendt Secondo:

Celebrity Types: INTP