Paolo Giordano – ESTJ

Di recente ho letto “La solitudine dei numeri primi”. Ho letteralmente detestato il romanzo già dalle prime pagine e poiché ero sul punto di tagliarmi le vene, ma non avevo intenzione di diventare la terza protagonista della storia, mi sono messa ad analizzare il tipo psicologico dell’autore per intrattenermi un po’. Non ho interrotto la lettura perché ho trovato materiale molto interessante per le mie ricerche sul legame tra scrittura creativa e psicologia: le funzioni mi sembravano molto nette, evidenti al punto che lo stile non sembrava essere frutto di “copiatura/ispirazione”, quindi mi sono messa ad analizzare il romanzo. Ecco qui alcune riflessioni:

Paolo Giordano: ESTJ.
Libro analizzato: La solitudine dei numeri primi.

Già dalle prime pagine dovrebbe essere chiaro anche al principiante che le due funzioni principali dell’autore sono Sensazione (S) e Pensiero (T).

Ma vediamo il dettaglio:

Orientamento: Estroverso (al limite Ambiverso).

“Per la prima volta Mattia si vergognò di avere ventidue anni ed essere ancora senza patente. Era un’altra delle cose che si era lasciato indietro, un altro passo ovvio nella vita di un ragazzo che lui aveva scelto di non compiere, per tenersi il più possibile al di fuori dell’ingranaggio della vita. Come mangiare i pop-corn al cinema, come sedersi sullo schienale di una panchina, come non rispettare il coprifuoco dei genitori, come giocare a calcio con una pallina di stagnola arrotolata o stare in piedi, nudo, di fronte a una ragazza. Pensò che da quel preciso istante sarebbe stato diverso. Decise che avrebbe preso la patente al più presto. L’avrebbe fatto per lei, per portarla in giro. Perché aveva paura ad ammetterlo, ma quando era con lei sembrava che valesse la pena di fare tutte le cose normali che le persone normali fanno.”

Da questo estratto capiamo che per l’autore e per il personaggio la vita è fatta di cose, di azioni, di esperienze e la vita deve essere Vissuta. Stare al margine, osservare o “passarci in mezzo”, equivale a vivere una “non vita”. Nella vita bisogna fare le cose “normali” (Pensiero estroverso, Te) e raggiungere traguardi che fanno tutti.

Non mi metto ad analizzare i personaggi perché sono un pasticcio, comunque vediamo anche che:

Mattia potrebbe essere scambiato per introverso, in realtà è “asociale” o ambiverso/estroverso introvertito: la solitudine di Mattia è vuota, il suo isolamento non lo guarisce, ma lo lascia in un limbo senza dolore.
L’autore non si sofferma mai sulle riflessioni del personaggio, sul mondo interiore; descrive l’isolamento come una condizione malata, sembra farlo risalire al “trauma infantile”:

“«Accidenti, Pietro» sbottò la mamma.[…]
«Non è questo il punto, lo vuoi capire? La vuoi smettere di trattarlo come se fosse…»
Si bloccò. Il silenzio si incastrò nell’aria sotto forma di carica elettrostatica. Una lieve scossa fece contrarre le spalle a Mattia.
«Come se fosse cosa?»
«Normale» confessò la mamma.”

“Passava così tanto tempo da solo che una persona normale sarebbe impazzita nel giro di un mese.”

Da questa frase è evidente che l’autore non sa che farsene del silenzio o della solitudine. Autore, personaggi principali e personaggi di contorno vivono la solitudine come anormalità.

Anche Alice è estroversa, similmente a Mattia, misura il proprio valore in base ai traguardi “normali di vita” (vedi sue riflessioni davanti allo specchio). In parte ciò può essere ricondotto a insicurezze adolescenziali, ma nella sua amicizia con Viola possiamo notare sintomi della sua estroversione (esagerata e insana): è per la filosofia “meglio mal accompagnati che soli”, nonostante venga umiliata da Viola, diventa sua amica e si fida ciecamente di lei… Alice manca di amor proprio e ha un bisogno senza freno di sentirsi accettata, di far parte di un gruppo.

Una persona introversa potrebbe al limite tradire se stessa per qualche tempo, cedere per un po’ alla voglia di far parte di qualcosa, di avere un’amicizia in senso generale, ma non si donerebbe mai in maniera così incondizionata al “peggior nemico” (anche Mattia e Denis e altri personaggi di contorno si donando letteralmente e fisicamente a perfetti sconosciuti: cedono al mondo esterno, all’istinto, al bisogno di fare esperienza).

Inoltre le cause delle azioni, del modo di essere e di agire dei personaggi si trovano sempre nel mondo esterno, hanno poco a che fare con il mondo interiore dei personaggi (che sembra essere – tristemente – inesistente), non viene mai evidenziato il nesso psicologico: l’anoressia di Alice è vista solo come rifiuto del cibo, un problema legato alla corporeità, alla questione grasso/magro o al rifiuto per il danno fisico alla gamba o per il cibo. Nell’autolesionismo di Mattia viene sottolineato solo il legame tra il “calmarsi” e la sensazione fisica interna il “piacere” (vedi anche parte sulla Sensazione introversa – Si e sul disturbo ossessivo compulsivo), mentre il legame tra la causa, il danno psicologico (la scomparsa di Michela di cui lui è responsabile), e la scelta di tagliarsi non è messo in evidenza.

Per quanto riguarda i personaggi potrebbe essere utile un confronto con altri due “numeri primi”, altri due personaggi Owen e Natalie (entrambi introversi) del romanzo di Ursula Le Guin “Very Far Away from Anywhere Else” (tradotto in italiano con il titolo Agata e Pietra Nera) e il loro modo di intendere i rapporti, l’isolamento, l’appartenenza a un gruppo, la condizione di “genio incompreso” del protagonista, ecc.

Funzione dominante: Pensiero estroverso (Te)

Lo stile è impersonale, asettico, i sentimenti dei personaggi vengono praticamente ignorati, al limite l’autore cerca di trasmetterli attraverso le sensazioni fisiche (vedi parte su sensazione introversa – Si).

I Te dominanti non sono un granché a capire l’unicità delle persone, i loro sentimenti e le particolarità altrui (Sentimento introverso – Fi – represso): preferiscono un mondo uniforme, regolare, tutto uguale, “normale” e infatti in questo libro non troviamo due personaggi unici/particolari, bensì cliché di diversità: l’autore cerca di descrivere il “diverso”, ma probabilmente non si è mai sentito un “diverso” o forse ha vissuto la diversità in maniera negativa o nel senso di “anormale”. L’autore (pensiero estroverso dominante – Te) in fondo non sopporta la diversità e ciò che è fuori dallo standard (al massimo ne è attratto) come non sopporta una torta tagliata male oppure:

“Con il piede sistemò lo zerbino di fronte alla porta in modo che il perimetro coincidesse esattamente con le righe del pavimento.”

Interessanti le descrizioni delle manie frequenti per i xxTJ come quella sopra descritta che hanno TUTTI i personaggi e sono certamente da ricondursi all’autore stesso (o le ha vissute e le vive in prima persona o comunque ne è rimasto affascinato…anzi, diciamola tutta: l’autore deve avere oppure deve avere avuto o avrà un gran bel po’ di beghe a causa del disturbo ossessivo compulsivo). Ricordo che il pensiero estroverso (Te) ordina le cose del mondo esterno, dell’ambiente, sia persone (dando ordini) che oggetti e per questo mal sopporta il disordine, le cose fuori dallo standard ed è la funzione appunto legata al disturbo ossessivo-compulsivo (specie se legata alla sensazione introversa – Si). Anche l’autolesionismo di Mattia infatti sembra aver radice non nella scomparsa di Michela (non è il senso di colpa a spingere Mattia all’autolesionismo), ma nello stress (cosa evidenziata, ad esempio, nella scena della laurea): il gesto o la sensazione (Si) che si ricava dal gesto dona calma perché fornisce la sensazione di avere controllo (Te) su qualcosa che non va.

Quando Fabio decide di lasciare Alice:

“Ora sentiva il bisogno di fare delle cose con le mani, di sporcarsi, di sudare e stancarsi i muscoli.”

Sente “Bisogno di fare qualcosa con le mani” (S + T) è un modo per cercare di recuperare il controllo: Fabio ordina l’ambiente per avere la sensazione di avere controllo sulla propria vita e sulla moglie.

“Non chiedeva molto. Solo la normalità che si era sempre meritato.”

“Si chiese perché non fosse capace di lasciare tutto in disordine, di dare spazio alla rabbia che gli inondava il cervello, di bestemmiare e spaccare oggetti. Perché preferiva che ogni cosa sembrasse al suo posto anche quando non lo era.”

Altri indizi di Te: interesse per le materie scientifiche, matematica, numeri, ordine, regole, personaggi di professione avvocato (Te), scienziato (T).

Funzione ausiliaria: Sensazione introversa (Si)

“Mattia avvertiva gli sguardi del pubblico come un formicolio sulla schiena. Cercò di distrarsi, valutò il volume della stanza utilizzando come calibro la statura del presidente, ma il formicolio gli si arrampicò su per il collo e lì si biforcò, afferrandogli le tempie. Immaginò migliaia di piccoli insetti rovesciarglisi dentro le orecchie, migliaia di tarme affamate scavare gallerie nel suo cervello. La formula che il presidente ripeté uguale per ognuno dei candidati gli sembrò ogni volta più lunga e venne coperta da un rumore crescente nella sua testa, al punto che non riuscì a distinguere il proprio nome quando fu il momento. Qualcosa di solido, simile a un cubetto di ghiaccio, gli andò a ostruire la gola. Strinse la mano del presidente e la sentì così secca che d’istinto cercò la fibbia metallica della cintura che non aveva.”

Un’altra cosa evidentissima è lo stile imperniato sulle sensazioni fisiche. Mi ha ricordato lo stile di un’altra autrice ISxJ: Banana Yoshimoto. Entrambi questi autori attraverso la descrizione del paesaggio e delle sensazioni fisiche cercano di trasmettere al lettore lo stato d’animo del personaggio… ahimè con risultati assai diversi: la Yoshimoto (pur con tutti i suoi difetti), a mio parere, ha una grande capacità di trasmettere attraverso la descrizione dell’ambiente la solitudine, l’inquietudine, l’abbandono e la tristezza… più facilmente tocca il cuore del lettore, forse per una maggiore sensibilità, forse perché ha meno paura di descrivere i sentimenti. Giordano invece sembra perennemente impegnato a ricordarci il suo status di laureato in fisica, di uomo dal freddo intelletto (traduco in termini di funzioni: ha la dominante che non perde occasione di affermare la sua supremazia e scacciare la povera funzione inferiore.) con il risultato di uno stile asettico, fattuale, privo di ogni sfumatura di sentimento che offende buona parte del pubblico (Giordano, ho una triste verità da comunicarti: la narrativa è terreno popolato da F che storcono il naso davanti ai tuoi termini matematici e alla tua freddezza. * pacche sulle spalle di conforto; in fondo lo capisco. * ).

Pensiamo ad esempio alla scena in cui Alice viene lasciata dal marito:

“Alice si portò i capelli dietro le orecchie. L’anta del pensile era ancora aperta sopra la sua testa, la sedia inanimata di fronte a lei. Non si era fatta male. Non le veniva da piangere. Non riusciva a riflettere su quanto era appena accaduto. Iniziò a raccogliere i chicchi di riso sparpagliati per il pavimento. I primi li prese uno a uno. Poi cominciò a radunarli con il palmo della mano. Si alzò e ne buttò una manciata nella pentola, dove l’acqua già bolliva. Rimase a guardarli, trasportati su e giù disordinatamente dai moti convettivi.” (

Le descrizioni degli ambienti fanno progredire la scena, leggendo ho avuto l’impressione che l’autore visualizzasse le scene come in un film per poi trasmetterle su carta. Scrivere “di getto”, senza “filtri” è pericoloso perchè può andare a scapito della credibilità e della verosimiglianza psicologica: l’autore, guidato dalla “bellezza della scena”, finisce per trascurare il personaggio (per giunta, a causa del Te dominante, l’ESTJ di solito non è un campione di immedesimazione nei panni degli altri) che quindi finisce con il fare o dire cose “poco logiche o naturali” come, ad esempio, il dialogo al buio tra Alice e il marito… scena “drammatica”, scritta con la precedenza all’estetica rispetto al contenuto (come l’intero libro del resto… -__-) che risulta quindi priva di senso. [In un prossimo post approfondiremo la questione].

Altre caratteristiche da ricondurre alla sensazione introversa (Si):

Le situazioni del presente vengono sempre ricondotte al ricordo passato, a sensazioni o situazioni passate per analogia.

La passione per la fotografia. Fotografare significa imprimere sensazioni, ricordi. Non so se è un caso: la vendetta di Alice su Viola avviene al matrimonio, rovina il rullino, cioè “manda in frantumi i ricordi” (Si) punizione terribile per gli Si users, spesso ancorati al passato.

La cucina: altro hobby molto comune per gli xSxJ.

Funzione terziaria: Intuizione estroversa (Ne)

Non ho osservazioni da fare riguardo l’intuizione estroversa come terziaria, tranne forse che i racconti sono troppo slegati, sembra mancare la visione di insieme e che sia la metafora del titolo attuale (scelto dall’editore), sia quella del vecchio titolo (“Dentro e fuori dall’acqua”) sono mal sviluppate, diciamo un po’ abbandonate e lasciate in disparte.

Funzione inferiore: Sentimento introverso (Fi)

Come è già stato detto molte volte, la funzione inferiore spesso rappresenta il “goal” l’obiettivo del libro e con essa c’è un rapporto conflittuale di amore e odio. In effetti, in questo romanzo, penso che l’obiettivo sia proprio il Sentimento introverso (Fi), l’unicità, i valori personali, il modo di sentire personale dei due protagonisti (almeno che l’editor non abbia cambiato anche il senso del libro…).

Il problema è che l’ESTJ, specie in giovane età, rifiuta l’unicità, il “diverso” e cerca “lo standard”, il far parte di una società “funzionante”, quindi l’autore sembra mal sopportare la “non funzionalità” dei suoi due personaggi principali: li tratta come fossero “malati”, due ingranaggi inceppati… Non si può scrivere un libro sull’unicità se non si crede nell’unicità!!

Al positivo, Fi si manifesta come una grande empatia, e come dice la Von Franz nel libro “Tipologia psicologica”: ” ‘Ti amo, ma non ti riguarda’ Questo è amore per se stesso! Il sentimento è molto forte, ma non fluisce verso l’oggetto. E’ come essere innamorati di se stessi… Naturalmente, questo tipo di sentimento, in genere, non viene compreso, e queste persone sono considerate molto fredde. Il sentimento rimane ‘tutto chiuso dentro’. Quando è inferiore rimane ancora più nascosto e assoluto.” e “il sentimento nascosto e introverso del tipo di pensiero estroverso stabilisce alleanze invisibili, ma tra queste persone troviamo gli amici più fedeli, benché capiti spesso che si limitino a mandare gli auguri per Natale”.

Pensiamo ad Alice quando incontra per la prima volta Mattia: non sa nulla di lui, ma lo trova interessante e ha voglia di “sollevargli il mento e dire guardami, sono qui “ … il tipo di sentimento dei due protagonisti è un tipo di sentimento “nascosto”, non dimostrato.

Inoltre Mattia mostra un altro problema tipico dei T dominanti (specie in giovane età – e questo libro è stato scritto da un autore che non aveva nemmeno 30 anni). I T dominanti sono spaventati a morte dalla propria funzione inferiore (il sentimento) perché il sentimento disturba il pensiero, non riesco a sostenere il “carico emotivo” della situazione e le emozioni sono di intralcio agli obiettivi (nel caso del Te dominante può essere di intralcio al successo, alla carriera) infatti Mattia si blocca, va letteralmente “in tilt”, davanti alle manifestazione di sentimento, o quando deve parlare di sentimenti, e scappa prima a metà libro e poi alla fine.